Sono passati quasi sei anni dalla scadenza dei tre anni. Le coperture vaccinali per morbillo, rosolia e parotite hanno superato a lungo la soglia OMS del 95% in molte regioni. Eppure nessun decreto ministeriale ha mai disposto la cessazione dell'obbligatorietà, nemmeno parziale, nemmeno per un singolo antigene. La clausola di revisione è rimasta lettera morta. È legittimo chiedersi: a cosa serviva, allora, scriverla? Una clausola che doveva garantire proporzionalità all'obbligo si è rivelata uno strumento puramente decorativo.
Il caso della varicella: obbligo "a coorte". Il vaccino anti-varicella ha una particolarità: è obbligatorio solo per i nati dal 2017 in poi. I bambini nati nel 2016 o prima non hanno l'obbligo, anche se hanno meno di 16 anni. Conoscere la coorte di nascita di tuo figlio è quindi fondamentale.
Art. 1 comma 1-quater - "Raccomandato" non significa "obbligatorio"
L'articolo 1, comma 1-quater individua quattro vaccinazioni raccomandate (gratuite, offerte attivamente dal SSN):
✔️ anti-meningococcica B
✔️ anti-meningococcica C
✔️ anti-pneumococcica
✔️ anti-rotavirus
Raccomandato significa: gratuito, offerto, ma facoltativo.
Questi vaccini fanno parte del Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV) ma non rientrano negli adempimenti amministrativi della legge: la loro mancata somministrazione non genera sanzioni, non costituisce requisito per nido o materna, non va autocertificata, non viene segnalata alla ASL. In altre parole: puoi dire "no, grazie" senza alcuna conseguenza amministrativa.
Negli anni successivi il PNPV si è arricchito di altre raccomandazioni: anti-HPV per maschi e femmine, anti-rotavirus universalizzato, anti-meningococco tetravalente ACWY, anti-influenza pediatrica. Nessuna è entrata nell'obbligo di legge. Tutto ciò che non è scritto negli articoli 1 commi 1 e 1-bis della 119/2017 non è obbligatorio per legge, per quanto possa essere fortemente raccomandato.
Il punto critico: la "raccomandazione forte". In molte ASL, in molti studi pediatrici, la raccomandazione viene comunicata con un'enfasi che la rende indistinguibile dall'obbligo. Espressioni come "devi farlo", "è previsto dal calendario", "altrimenti ci sono problemi" - formalmente lecite se riferite a una buona pratica - diventano problematiche se generano nel genitore la convinzione errata di trovarsi davanti a un obbligo di legge. Il consenso informato (art. 32 Cost., Legge 219/2017) prevede che ogni trattamento sanitario sia preceduto da un'informazione chiara, completa e veritiera anche sul piano giuridico.
In sintesi: il perimetro reale dell'obbligo
La 119/2017 rende obbligatori dieci vaccini (sei dell'esavalente + quattro dell'MPRV) per i minori 0-16 anni. Tutto il resto è raccomandato: gratuito, offerto, ma non obbligatorio. Conoscere questo perimetro - e saperlo riconoscere quando ti viene presentato in modo confuso - è il primo atto di cittadinanza sanitaria consapevole.
Nei prossimi giorni continueremo questa settimana di informazione: le esenzioni (art. 1 c. 2), cosa succede se non vaccini (art. 1 c. 4), l'iscrizione a scuola (artt. 3 e 3-bis), il "mito" delle classi separate (art. 4), e poi le sanzioni e le procedure di opposizione.
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https://www.corvelva.it/area-legale/legge-119-2017/legge-119-2017-conversione-in-legge-con-modificazioni-del-decreto-legge-7-giugno-2017-n-73-recante-disposizioni-urgenti-in-materia-di-prevenzione-vaccinale.html