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Dr. Cristina Tomasi
@drcristinatomasi
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VITAMINA K2 E D: MA VANNO ASSUNTE SEPARATE? È una delle domande che ricevo più spesso. E la risposta è: no, non c’è nessun motivo per separarle. Anzi. Non solo non serve, ma è proprio il contrario di quello che ha senso fare. Perché D e K non sono due integratori che “si disturbano” a vicenda: sono due pezzi dello stesso meccanismo. Come lavorano, insieme Vitamina D e vitamina K sono entrambe liposolubili e agiscono sullo stesso terreno: il metabolismo del calcio. 👉 La vitamina D aumenta l’assorbimento intestinale del calcio e promuove la produzione delle proteine vitamina K-dipendenti — osteocalcina e matrix Gla protein (MGP). 👉 Quelle proteine, però, restano inattive finché non intervengono la vitamina K e il processo di carbossilazione. Tradotto: la D fa entrare il calcio, la K decide dove va a finire. Nelle ossa, dove serve. E non nelle pareti dei vasi, dove non lo vogliamo. ⚠️Il punto che quasi nessuno racconta Qui c’è l’osservazione più interessante, e viene direttamente dalla letteratura: se le concentrazioni di vitamina D restano costantemente elevate, il corpo produce grandi quantità di proteine K-dipendenti che rimangono inattive perché non c’è abbastanza vitamina K per attivarle. Detto altrimenti: la D senza la K lavora a metà. E chi assume vitamina D ad alte dosi per anni, senza mai pensare alla K, dovrebbe farsi qualche domanda. Cosa dice davvero la scienza (e cosa non dice ancora) 📌 The Synergistic Interplay between Vitamins D and K for Bone and Cardiovascular Health — van Ballegooijen et al., International Journal of Endocrinology, 2017. Le evidenze disponibili suggeriscono che la supplementazione congiunta di D e K possa essere più efficace dell’assunzione di una sola delle due, per la salute ossea e cardiovascolare. 🔗 https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5613455/ 📌 Vitamins D and K as pleiotropic nutrients — Kidd, 2010: evidenza preliminare di una sinergia d’azione su sistema scheletrico e cardiovascolare. 🔗 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21155624/ ⚠️ Onestà intellettuale, però: gli stessi autori della review del 2017 precisano che al momento non c’è evidenza sufficiente per raccomandare la supplementazione combinata D+K nella prevenzione e nel trattamento dell’osteoporosi. Alcuni trial hanno mostrato benefici sulla densità ossea, altri no. Servono più dati. Il che non cambia la risposta alla domanda iniziale: non esiste nessuna ragione — biologica o sperimentale — per prenderle in momenti separati. Negli studi clinici vengono somministrate insieme, sempre. Quello che conta davvero: il grasso Non l’orario. Non la separazione. Il grasso nel pasto. Sono vitamine liposolubili: senza grassi l’assorbimento cala. In uno studio su 50 adulti over 50 (Dawson-Hughes et al., Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics, 2015), il picco plasmatico di vitamina D3 dopo una dose singola è risultato superiore del 32% in chi aveva consumato un pasto contenente grassi rispetto a chi aveva fatto un pasto privo di grassi. ⚠️ Nota: studio a dose singola, su una sola giornata. Non è la prova definitiva. Ma la direzione è chiara e coerente con la biochimica. La regola pratica, quindi: Prendetele insieme, durante un pasto che contenga grassi (uova, olio EVO, avocado, pesce, frutta secca). Non a stomaco vuoto con un bicchiere d’acqua. Un’eccezione importante Chi assume anticoagulanti dicumarolici (warfarin/Coumadin) deve parlarne con il proprio medico prima di integrare vitamina K: la K interferisce direttamente con il meccanismo d’azione del farmaco. Qui non si improvvisa. Per tutti gli altri: smettete di complicarvi la vita con orari e separazioni. La cosa semplice è anche quella giusta.

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DISINFORMAZIONE.IT - PODCAST
@podcast_marcello_pamio
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🎵"ATTENZIONE ALLA PAROLA: LA DIAGNOSI UCCIDE PIU' DELLA MALATTIA" Quante volte è capitato di vedere persone in discrete condizioni precipitare nel baratro subito dopo aver ricevuto una brutta notizia medica? Le parole hanno un peso biologico reale. In questa puntata analizzeremo i meccanismi che si attivano quando una diagnosi viene "sbattuta in faccia" al paziente. Vedremo cosa accade a livello di amigdala, cortisolo e sistema nervoso simpatico quando la paura prende il sopravvento, e come lo stress energetico possa influire sul decorso dei tessuti organici. Il tutto ovviamente all'interno delle Leggi Biologiche!

Podcast a cura di Marcello Pamio Mercoledì 8 luglio 2026 [ Durata 9 minuti ]

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X medium
@xmedium_13
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Такс, уже завтра в 18:00 по мск нужны 2 человека с хорошими микрофонами, отличным настроением и тимспиком и скачанной игрой Мекка Хамелеон для пряток на видос😏 В коммы наришите кто точно сможет, я с вами свяжусь завтра ближе к назначенному времени

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Dr. Cristina Tomasi
@drcristinatomasi
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🧠 L’attività fisica è uno dei farmaci più potenti per il cervello.

Un nuovo lavoro pubblicato su Sports Medicine and Health Science spiega come l’esercizio fisico agisca direttamente sui neuroni, sui mitocondri e sulla plasticità sinaptica.

Cosa significa?

✅ Stimola la nascita di nuovi collegamenti tra i neuroni. ✅ Migliora la funzione dei mitocondri, le “centrali energetiche” delle cellule cerebrali. ✅ Aumenta la plasticità del cervello, cioè la sua capacità di imparare, adattarsi e creare nuove connessioni. ✅ Potrebbe contribuire a ridurre il rischio di declino cognitivo e malattie neurodegenerative.

Non esiste una pillola capace di attivare contemporaneamente così tanti meccanismi protettivi.

Camminare, fare esercizi di forza e mantenersi attivi non serve solo a vivere più a lungo, ma anche a mantenere il cervello giovane, efficiente e resiliente.

🏋️‍♀️ Il movimento è nutrimento anche per il cervello.

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DeepWeb
@deepwebita
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⁣🧠🔐 GuardFall: vulnerabilità nei sistemi AI agent open-source bypassa i controlli di sicurezza

Una nuova ricerca di Adversa AI ha identificato una falla denominata GuardFall che colpisce la maggior parte degli AI coding agent open-source, permettendo di aggirare i meccanismi di sicurezza usati per bloccare comandi pericolosi. Il problema riguarda in particolare agenti che eseguono comandi di sistema tramite shell/terminal access con validazioni basate su filtri testuali.

Secondo i test condotti, la vulnerabilità riesce a bypassare le protezioni in 10 su 11 agenti analizzati, sfruttando tecniche di shell injection e vecchi “trucchi” di interpretazione dei comandi Bash. Questo permette a input apparentemente innocui di trasformarsi in istruzioni malevole eseguite dal sistema, con possibili conseguenze come data exfiltration, furto di credenziali o esecuzione di comandi distruttivi.

Il punto critico non è un singolo bug, ma un problema strutturale: molti agenti controllano i comandi prima dell’esecuzione come semplice testo, mentre la shell li interpreta in modo più complesso, creando una discrepanza che gli attaccanti possono sfruttare.

Gli esperti sottolineano che solo uno dei sistemi testati ha dimostrato difese realmente robuste, mentre gli altri richiedono miglioramenti su sandboxing, parsing sicuro dei comandi e zero-trust execution layer. Il caso si inserisce in una serie crescente di allarmi sulla sicurezza degli AI agent autonomi, sempre più utilizzati in contesti reali con accesso a file system e credenziali sensibili.

🔗 Fonte: Security Affairs

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